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UN POMERIGGIO CON INTER CAMPUS BUCAREST

Abbiamo intervistato Christian Valerio, responsabile del progetto Inter Campus in Romania, e i due allenatori neroazzurri Andrea e Paola. Ecco quello che ci hanno detto su Inter Campus e sulla collaborazione con Parada.

Da sinistra: Giacomin, Andrea, Catalin, Paola, Catalin, Christian

Irene: Che cos’è Inter Campus? Com’è nato?

Christian: Inter Campus è nato nel 1997 per volontà della famiglia Moratti in Brasile. In particolare, l’ex Presidente dell’Inter, il Dott. Massimo Moratti, ha voluto fortemente questo progetto. Da una decina d’anni è la figlia, Carlotta Moratti, la nuova presidentessa di Inter Campus. La filosofia del progetto è prettamente solidale, umanitaria. Inter Campus si focalizza sulla persona, in particolare su persone che vengono da situazioni di difficoltà, senza ricercare alcun ritorno in termini di visibilità o in termini economici.

I primi progetti in Brasile sono tutt’ora attivi e questo dimostra la continuità del progetto; non sono interventi sporadici ma sono progetti che garantiscono ai bambini un percorso formativo, dall’ingresso ai 6 anni sino circa ai 13 anni. È un progetto che si focalizza sull’educazione, sulla formazione integrale e sullo sviluppo della persona senza trascurare gli aspetti tecnici (perché in ogni caso siamo l’Inter). Ma gli aspetti educativi sono preminenti. Sappiamo che di calciatori ne usciranno pochissimi, forse nessuno, il nostro intento non è quello di cercare nuovi talenti, ma è quello di formare persone in determinati contesti, che sono quasi nella maggior parte dei contesti difficili.

I: Qual è il tuo ruolo all’interno di Inter Campus?

C: Io sono responsabile organizzativo di Messico, Romania e Bulgaria. Il mio lavoro è quello di individuare una realtà dove si andrà poi ad operare e mettere insieme tutto il necessario per l’attivazione del progetto, quindi trasporti, istituzioni, individuare il partner con il quale lavorare. In ogni paese infatti collaboriamo con uno o più partners, non c’è solo Inter Campus ma c’è sempre un partner locale che si occupa della attività sociale, come Parada nel caso di Bucarest.

I: Com’è nata la collaborazione con Parada?

C: La collaborazione con Parada è stata l’ultima dei 3 progetti nati in Romania, dopo quelli a Valcea e Slatina. Sappiamo che Franco Aloisio, presidente di Parada Romania, è un interista attivissimo ed è anche presidente dell’Inter Club Romania. Ha conosciuto in occasione di una partita il Presidente Moratti e da lì si è impegnato per rappresentare l’Inter in Romania non solo in ambito sportivo ma anche in ambito sociale. Attraverso l’associazione Parada, abbiamo quindi attivato il progetto Inter Campus anche a Bucarest. I beneficiari del progetto sono bambini che provengono da situazioni di disagio, alcuni sono affidati ad istituti, alcuni sono orfani, e altri, in particolare nei primi anni del progetto, vivevano nei canali sotto la città per ripararsi dal freddo di Bucarest. In questo momento stiamo vedendo lo svolgimento degli allenamenti, sul campo ci sono due tecnici italiani. Con loro svolgiamo due visite all’anno in ogni paese che partecipa al progetto.

I: E poi vi affidate ai tecnici locali?

C: Certo. Sono i tecnici locali il motore dell’attività, perché sono loro che vanno in campo due volte alla settimana minimo con questi bambini e portano quindi avanti il progetto.

I: Fate anche formazione con gli allenatori locali?

C: Facciamo formazione anche teorica, abbiamo organizzato in Romania diversi corsi di formazione per gli allenatori locali. E così facciamo in ogni paese in cui siamo presenti. I nostri allenatori svolgono dimostrazioni sia pratiche che teoriche in aula con lo scopo di insegnare e condividere con gli allenatori locali la metodologia di Inter Campus, che è focalizzata sui valori educativi della persona senza mai trascurare quelli tecnici.

 

Paola Balconi e Andrea Galbiati sono i due allenatori italiani che seguono il progetto Inter Campus in Romania. Ci hanno raccontato la loro esperienza qui a Bucarest. Paola viene in Romania dal 2010, ovvero da quando è cominciato il progetto a Bucarest in collaborazione con la Fondazione Parada, mentre Andrea ha iniziato a venire a Bucarest nel 2015. Il progetto, come entrambi hanno sottolineato, è un progetto a favore dell’inclusione sociale di bambini tra i 6 e i 13 anni provenienti dall’orfanatrofio Pinocchio e dalla Casa Famiglia San Marcellino, e questo significa che la sfera tecnica non è l’aspetto più importante, anche se ovviamente non viene mai trascurata. Il loro lavoro si sviluppa principalmente sul campo di gioco e viene realizzato in stretta collaborazione con gli allenatori locali. Il principale obiettivo è quello di formare gli allenatori locali e aiutarli a individuare il tipo di lavoro da svolgere con i bambini durante l’anno. Paola e Andrea forniscono sia supporto tecnico e professionale, che un supporto legato alla sfera emotiva e relazionale dei bambini. Per questo sono stati organizzati anche corsi di formazione rivolti agli allenatori  su temi quali il calcio riferito a bambini tra i 6 e i 13 anni, e le aree della personalità del bambino che si sviluppano durante un allenamento.

Da quando Inter Campus è arrivato a Bucarest, la situazione dei bambini di strada è cambiata molto, come ci ha raccontato Paola. I primi anni la maggior parte dei bambini viveva nei canali sotto la città. Paola ricorda ancora di quando, uno dei primi anni, un ragazzo li invitò a casa sua, dentro un canale. Gli avevano portato un pacchetto di Loacker, e la prima cosa che il ragazzo ha fatto è stata aprire il pacchetto e offrirlo ai suoi ospiti. Paola ricorda questo episodio con un sorriso ma allo stesso tempo con una stretta al cuore, perché vedere e toccare con mano la vita dei ragazzi nei canali è un’esperienza che non si dimentica facilmente. Oggi la situazione a Bucarest è migliorata, e i ragazzi che frequentano il progetto di Inter Campus non vivono più nei canali. Anche sul campo di calcio ci sono stati grandi cambiamenti. Paola e Andrea raccontano di quanto fosse difficile gestire i ragazzi i primi anni, spesso reagivano con rabbia, litigavano tra di loro e avevano una soglia dell’attenzione molto bassa. Con il passare degli anni i miglioramenti sono stati davvero notevoli, e ora si riesce ad organizzare un allenamento vero e proprio senza troppi problemi di attenzione e di comportamento da parte dei ragazzi. Questi progressi, come hanno sottolineato, sono merito in particolare dei due allenatori locali, entrambi di nome Catalin, che seguono i ragazzi tutto l’anno con pazienza e determinazione. Per Inter Campus imparare a guidare una palla, a dribblare, e a calciare non sono le priorità. Il calcio e il gioco diventano uno strumento per formare i ragazzi soprattutto da un punto di vista umano, e, come sottolinea Paola, è bellissimo venire qui ogni anno e vedere quanto ogni ragazzo sia cresciuto, in particolare da un punto di vista relazionale e emotivo.

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