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IL CIRCO COME L’ARCOBALENO

Dall’incontro di Benoît et Véronique Reboul-Salze con Marian e Tania (Romania)

Il primo incontro con la Fondazione Parada è come un clic. Da un lato non ci conoscevamo, ma dall’altro è come se ci fossimo conosciuti da sempre!

Nel centro diurno della Fondazione Parada c’è vita su ognuno dei piani. Inizia ancora prima di entrare nel cortile. Giovani, bambini, a volte genitori, sono lì e parlano insieme. I loro volti sono marcati da una vita dura, ma illuminati da sorrisi, talvolta fugaci. Alcuni tra i bambini ed i giovani che vivono e lavorano per le strade di Bucarest, possono fermarsi al primo piano per prender fiato ed incontrarsi con gli altri. Possono mangiare lì, lavare le loro cose, prendersi cura di loro stessi. Altri vengono sostenuti nell’apprendimento scolastico, in particolare per partecipare al programma “seconda possibilità” o ricevere un supporto più individualizzato.

C’è anche il team di Caravana. Sono loro che organizzano i giri da fare per incontrare sulla strada questi bambini e giovani spesso invisibili al resto degli abitanti di Bucarest e comunque scomparsi dalle statistiche ufficiali fin dall’entrata della Romania nell’Unione europea. 

Ionut, il direttore, ci ricorda spesso che tutto avviene per “far sì che mantengano la loro dignità, discutendo e restando aperti e disponibili”.

Il clic si verifica al piano terra. Questo è lo spazio dedicato al circo, lì si svolgono gli allenamenti e si preparano gli spettacoli. Avendo noi per primi praticato l’arte del circo di strada, sappiamo che è un ottimo strumento per andare avanti insieme, in gruppo.

È qui, in questo spazio, che lavorano Marian e Tania. Conoscevano Parada dai tempi di Miloud, il fondatore, clown e artista, che si impegnò con tutti questi bambini, ragazzi e ragazze, che si trovavano per le strade e nella stazione ferroviaria della capitale rumena poco dopo la caduta del regime nel 1989.

“Il circo permette a bambini e giovani di integrarsi nella società. Il circo implica l’esibirsi di fronte ad un pubblico, su un palco o in strada, permette di renderti visibile davanti ad una società che non ti accoglie. La vita in strada non insegna la storia e la geografia. Insegna come sopravvivere. La società non accetta i bambini di strada ed il circo aiuta ad accrescere la loro autostima. Ci vuole molto coraggio per affrontare gli altri ed il circo è uno strumento che dà quella forza. Può essere usato per combattere la povertà”.

“L’arte del circo consente di ricrearsi un proprio spazio superando la timidezza. Ciò permette di cambiare l’immagine che le persone hanno bambini di strada. Ah…tu sei la persona che ho visto sul palco, ah…bello, bello.”

Così Marian parla della pedagogia che mette in atto. Oggi Marian è un animatore sociale. Miloud gli ha dato fiducia. Poi è cresciuto professionalmente in diverse scuole di circo. Ha organizzato tournée della troupe di Parada in diversi paesi europei. Per lui ciò che è importante è rimanere qui in Romania per continuare con i giovani in strada e con la nuova generazione di animatori che emerge. Questo gli dà molta speranza.

Tania ha iniziato a partecipare al programma artistico di Parada quando aveva 15 anni mentre viveva in un’istituzione per bambini. Con Parada si è formata per diventare animatore sociale. Ci dice: “Sto venendo qui a fare attività di circo con Marian, è bello lavorare con i bambini di strada, i bambini si allenano con la giocoleria, le acrobazie e tutto ciò che appartiene al mondo circense. I bambini di strada sono curiosi. Il circo per loro è un gioco e Parada è come una famiglia“.

Marian aggiunge: “È un gioco, ma diventa un gioco serio. Non è per passare il tempo. Attraverso il gioco è possibile che nasca qualcosa. È davvero difficile lavorare utilizzando solo le arti circensi. Il circo per noi non significa reclutare artisti, non essendo una scuola di circo. Siamo solo un passaggio per i giovani. Questo è il trampolino di lancio. Rimani, impari e poi voli con le tue ali. Continui la tua vita. Sogniamo, siamo un gruppo, una squadra. Quello che facciamo, lo facciamo bene. I giovani vengono con tanta speranza. Siamo qui per trasmettere un messaggio”.

Volare con le proprie ali, reinventarsi: è ciò che accade a decine di giovani che partecipano ai programmi della Fondazione Parada.

Marian ci racconta di uno di questi giovani: F.
“Era parte del gruppo del programma artistico. Un giorno abbiamo appreso che la polizia lo stava cercando. Senza documenti è complicato: come si fa a dimostrare il tuo nome e la tua età? F. non era mai stato registrato, non aveva mai avuto una carta d’identità. Come è possibile in un paese europeo? La carta d’identità è fondamentale.
Un giorno, nel centro di Bucarest, un poliziotto vide F. durante uno spettacolo. Questo ha fatto la differenza. L’ufficiale di polizia lo ha riconosciuto ed è venuto presso il centro diurno della Fondazione. Ha spiegato i vari passaggi della procedura affinché F. potesse avere un documento d’identità. Ma perché non l’ha fatto prima? Questo episodio ha cambiato la vita di F.! Più tardi è stato in grado di partecipare alla Coppa del Mondo di calcio rivolta ai senzatetto, in Messico. F. è un ragazzo normale, come tutti i bambini e giovani che conosciamo.

Dare modo alla società di accettare prima e di reagire poi è molto importante.

Non è possibile vedere questi bambini e le loro famiglie che vivono in strada, talvolta consumati dalle droghe o dalle malattie, troppo spesso sfruttati fisicamente o psicologicamente.”

Il circo provoca cambiamenti in tutti. Per Tania, “significa essere curiosi ed allenarsi”. Per Marian “è come un arcobaleno: lo ammiri senza mai guardare in basso”.

Fonte: Stop pauvreté 1001 Histoires 

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